
Riassunto di un tipico vecchio romanzetto sentimentale: lui desidera ardentemente lei ma non può possederla perché il sesso prima del matrimonio è peccato e/o perché sono di classi sociali diverse. Dopo varie peripezie la sposa. Ritroviamo i protagonisti più vecchi di cinque anni e con la casa piena di bambini, il che significa che la femmina è stata infine trapanata in abbondanza.
La femmina di un tempo, terminata la lettura, ebbra d'ormoni, guardava fuori dalla finestra e sospirava come un mantice. Quello che le piaceva era l'attesa, il desiderio irrealizzabile. Oggi si direbbe “la tensione erotica”. Poi le donne si sono stancate di aspettare e oggi, nei romanzi, perlopiù, si chiava.
Ma ecco che un giorno una casalinga mormone si sveglia tutta bagnata. Scrive il sogno appena fatto, che diventa il capitolo 17 di Twilight. Aggiune un prima, un dopo, il libro ha successo ed eccoci tutti di nuovo nel 1860, quando non si poteva consumare prima del matrimonio. Ora: come ha fatto ad avere successo, un libro così? Al giorno d'oggi nessuno è disposto a sospendere la propria incredulità davanti a un protagonista maschile con scrupoli religiosi. Perché si crei una tensione erotica credibile, l'atto del chiavare non può più essere impedito da Dio.
Ci vuole un bel non morto.
Trama: Isabella si trasferisce a Fork. Si fa due coglioni così, è triste, nonostante tutti la vogliano trombare. Un giorno a mensa vede Edward, che è bellissimo, è altissimo, muscolossisimo, parla sette o otto lingue, è ricco, ha una macchina enorme e lucidissima, legge nel pensiero, corre veloce come il vento, ha una forza sovrumana e, mi pare di capire, s'intuisce, si legge tra le righe, una minchia come l'Intercity Firenze-Viareggio. Edward s'innamora di lei, ed è la prima volta in cento anni. S'innamora di lei perché... uhm... non c'interessa il perché, il punto è che i due vorrebbero chiavare ma non possono perché Edward, con la sua forza, cito, potrebbe sfondarle il cranio con una carezza. Cranio, carezza... chiaro, no? Le potrebbe sfondare il cranio con una carezza. Poi succedono altre cose, c'è un cattivo, ma nemmeno questo c'interessa.
Quel che è importante è che Edward è bellissimo. Ha i capelli color del bronzo, gli occhi dorati, i denti bianchi e perfetti, tutte lo vogliono ma lui ama soltanto Isabella: è più che fedele, è devoto.
Lo... uhm... stile... di Stephanie Meyer si basa sul... uhm... descrivere... quello che... uhm... succede. Nessuna figura retorica o parola difficile tipo, che so, “dunque”. Egli andò a scuola, lei fece una smorfia, lui disse ciao. Per far si che il lettore veda l'eleganza di Edward, Stephanie scrive: “I suoi vestiti sembravano disegnati da un qualche stilista.” Per farci capire quanto Edward sia bello scrive molte volte “era bello”. All'apice del lirismo: “Sembrava un fotomodello.” Intorno a pagina 100 affianca all'aggettivo “bello”, probabilmente dietro suggerimento dell'editore, l'aggettivo “perfetto”. Più avanti, eccitatissima, integra il parco aggettivi con “sodo” e “muscoloso”.
“Gli avambracci di Edward erano sodi e muscolosi.”
“I pettorali di Edward erano sodi e muscolosi.”
“Lo sfintere glottale di Edward era sodo e muscoloso.”
E via così.
Edward non è solo bello: incarna tutto quello che una donna desidera. Non è stato con nessun'altra dal 1910. Le altre gli fanno schifo: le ignora, anzi, le disprezza. Non potendo chiavare Isabella passa tutta la notte a guardarla dormire. Dico non potendola, ma chiaramente se potesse, la disarticolerebbe. La prende in braccio di continuo. La difende dai nemici. Caccia gli orsi a mani nude. Tiene lontane le tigri dai denti a sciabola. Torna sempre alla grotta con del fresco mammuth. E l'apoteosi: probabilmente ricorrendo ai suoi poteri sovrannaturali, ascolta le chiacchiere più insignificanti di Bella per due giorni interi. Il colore preferito. La canzone del cuore. I sogni dell'infanzia. Per quarantotto ore. Volontariamente.
Non per altro è un romanzo fantasy.
Bene! Dunque dicci, Pao, dicci, quanto ti ha fatto cacare questo libro? Eh? Ti ha disgustato? L'hai bruciato? Eh? Eh?
No.
Prego?
No. Mi è piaciuto.
Sedetevi un attimo.
Devo parlarvi dell'Effetto Fabiana.
L'Effetto Fabiana è il fenomeno che si verifica quando nel corpo di Fabiana Spinelli avvengono reazioni chimiche di una certa intensità, siano esse dovute a noia, furore, eccitazione o quant'altro. Tali reazioni vengono trasmesse agli organismi circostanti, che iniziano a loro volta a provare noia, furore, eccitazione. Il fenomeno ha un raggio variabile, direttamente proporzionale alla potenza del sentimento provato dalla sarda.
E stavola la sarda si è arrapata a bestia.
Mai visto niente del genere.
Da quando ha letto Twilight, se qualcuno parla di vampiri in sua presenza, nella stanza si diffonde una nebbia densa, dolciastra: ormoni. Le femmine cominciano irrefrenabilmente a squittire, gridano: “Edward! Edward!”, pur senza aver letto il libro. Il giorno dopo corrono in libreria e, ancora pregne di ormoni sardi come api cariche di polline, fecondano altre femmine, le quali ne fecondano altre ancora, e così via. Il tutto si traduce in un aumento vertiginoso delle vendite di Twilight.
La mia teoria è che in larga parte il successo della serie sia da attribuirsi alla sarda.
Anch'io devo essere stato contagiato.
Il libro è scritto in modo tanto semplice, poco pretenzioso, direi perfino umile, che non lo si può odiare. E' un libro per ragazzi, non pretende di essere preso sul serio. Se non appassiona, di sicuro fa sorridere. Si legge in un pomeriggio. E Stephanie Meyer assomiglia a Cristina D'Avena: chi non vuole bene a Cristina D'Avena?
E detto questo vado a farmi esorcizzare.
Scusatemi.





